Affidarsi solo al CV?

Uno dei modi per farti conoscere dai potenziali datori di lavoro consiste copyright-Trovare-il-Lavoro-che-Piace-2013nell’invio, a mezzo posta o via e-mail, del curriculum con una lettera di accompagnamento per essere convocato a un colloquio. Purtroppo molti disoccupati sembrano conoscere solo questo modo per proporsi, che ha dei vantaggi e degli svantaggi:
vantaggi: il curriculum può essere spedito, senza troppa fatica, a migliaia di aziende;
svantaggi: il curriculum funziona per i candidati con esperienza professionale, oppure con diploma o laurea di tipo tecnico e scientifico, che sono più scarse nel mercato della selezione.

È quindi molto raro per un “neo” (diplomato o laureato) ottenere dei colloqui mandando centinaia di curriculum a caso. Il curriculum deve essere accompagnato da una buona lettera di presentazione, in cui spiegare il motivo per cui si scrive a quella azienda e illustrare i propri obiettivi professionali. La maggior parte dei curriculum sono accompagnati da lettere scritte male, che non interessano il datore di lavoro, e le statistiche dicono infatti che come metodo di ricerca del lavoro il curriculum non supera l’1-2% di possibilità di successo. E come se non bastasse, alla base dell’inefficacia di questo strumento c’è sempre lo stesso fatto, di cui abbiamo già parlato: la maggior parte delle aziende, che sono piccole, preferiscono utilizzare il passaparola, o incontrare personalmente le persone. Ma non è solo un problema delle aziende: la maggior parte dei disoccupati stessi inviano il loro curriculum sempre alle stesse aziende: quelle grandi, quelle conosciute, quelle che fanno pubblicità, quelle che si vedono per la strada, mentre la maggior parte delle altre aziende (circa il 90%) non ne riceve nessuno… incredibile ma vero!

Queste le cattive notizie sul curriculum. Ora le buone notizie: inviare il curriculum può essere una buona occasione per avere un motivo per contattare personalmente l’azienda (o per portarglielo di persona), cioè essere uno strumento per l’autocandidatura. Telefonare per sapere se il tuo curriculum è arrivato è un modo (un… trucco, se vuoi) semplice, banale e sincero per chiedere un appuntamento per poterti presentare di persona.

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Il CV, strumento controverso

Non varrebbe la pena di parlare ancora di CV, ma continuiamo a rispondere e a diffondere metodologie migliori per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Qui Riccardo Maggiolo parla ancora del nostro dibattuto libro (e riportiamo qui di seguito l’articolo)

“Ho risposto a decine di annunci, ma non mi hanno mai risposto” e ancora “Ero perfetto per quel ruolo, eppure non sono stato chiamato”. Alzi la mano chi non ha mai sentito parole del genere. Siamo sicuri che le mani saranno tutte abbassate: queste parole risuonano infatti sia a sud che a nord d’Italia dove il lavoro, nonostante Garanzia Giovani e Jobs act , non sembra davvero decollare. I numeri, d’altra parte, parlano chiaro anche a chi di matematica e statistica ne capisce poco: la disoccupazione è alta e prospettive di crescita non ce ne sono.

E se il mercato del lavoro avesse bisogno di essere considerato da un’altra prospettiva? Se si capisse che il terreno per far incontrare domanda e offerta non deve essere concimato a suon di cv e annunci di lavoro, ma con l’analisi di cosa si è e cosa, si vuole fare e il puntare di più sulle relazioni? E se dicessimo per di più che il cv è morto?

Questa la teoria – con tanto di esempi pratici -. di Riccardo Maggiolo, giornalista e formatore  e Nicola Giaconi, psicologo e career coach, che hanno scritto un e-book (costo 4,99 euro) dal titolo “Brucia il tuo curriculum! E trova davvero lavoro in 10 passi” strettamente legato a Job Club , progetto no-profit che favorisce la creazione di gruppi di persone –online e fisici –  che si incontrano per aiutarsi a trovare lavoro.

Vedremo sempre più gente bruciare fogli di carta, cancellare file dal pc o quella della morte del cv è solo una provocazione? Non è un’affermazione un po’ troppo forte?
“È una provocazione, ma fino a un certo punto. La domanda dovrebbe essere: il cv è mai stato vivo? Il Rapporto Isfol 2013 dice che in Italia solo il 5% dei candidati trova lavoro rispondendo agli annunci. Il 3% con i Centri dell’impiego, il 20-25% con intermediazioni (head hunter, agenzie per il lavoro ecc…). Non è molto diverso nei Paesi scandinavi: il centro dell’impiego in Finlandia funziona nell’8% dei casi. Ciò dimostra che in tutto il mondo è così: quello che conta davvero sono le relazioni sociali. Il cv, se ci pensa bene è come un gioco d’azzardo”.

Addirittura?
“Il meccanismo è uguale: ti do un premio a fronte di un investimento minimo. Alla fine cosa costa scrivere un cv e mandarlo in giro? A fronte di questo, se va bene ricevi il premio ossia lo stipendio. Ma questo capita raramente: il più delle volte ti deprimi, ti isoli, passi ore al pc e anche quando l’azienda ti chiama per un colloquio spesso non è detto che stia cercando quel profilo”.

A vostro dire gli annunci sarebbero spesso fittizi: non corrispondenti a reali esigenze aziendali o pubblicati solo per far vedere che l’azienda è in buona salute. Possiamo chiarire questi concetti?
“Ci sono più livelli: a volte si pubblica un annuncio sbagliato in modo da avere dei dati da usare per altro. Molto più spesso succede, specie in aziende grandi e molto ambite, che ricevono così tanti cv che gli HR preferiscono più che cercare il profilo giusto, sfoltire il più possibile le candidature in modo da snellire il processo di selezione. Ma dovrebbe essere il contrario! O ancora si mette un annuncio per “incamerare nel frattempo cv”, pensando di avere bisogno di alcune persone ma con il passare del tempo la posizione per cui la gente si è candidata non è più disponibile. Ancora: le risorse umane pubblicano annunci per far vedere di essere attive, ma una vera ricerca non c’è. E per fare ciò su cosa si basano? Su un cv con dati parziali, che non rispondono a quello che un’azienda vuole sapere davvero: se si può fidare di quella persona, se se lavorerà bene e come interagirà con l’ambiente.

Facciamo un passo indietro: ok, il cv è riduttivo, ma la lettera di presentazione?
“Sarebbe utile se venisse usata per raccontare chi sono, ma spesso la gente scrive quello che c’è già nel cv. In più, pochi annunci online la richiedono. E quanti selezionatori hanno tempo di leggerla?”

E allora cosa bisogna fare per trovare lavoro?
“In primis capire cosa si vuole e cosa si è. Bisogna togliersi dalla testa di candidarsi a tutti annunci perché quello che conta è lavorare. Chi assume una persona che ha come obiettivo solo lo stipendio? Una volta chiarite le mie competenze, le mie attitudini, individuato i lavori che hanno a che fare con questo e delineato un progetto cercherò le aziende che mi interessano e cercherò un contatto diretto. Avere un progetto mi aiuta anche quando sto facendo un lavoro che non mi piace solo per guadagnare: se ce l’ho, la sera, dopo 8 ore di lavoro, posso continuare a portare avanti quello in cui credo, diversamente rischio di essere risucchiato”.

E come agire in concreto?
“Web e social network (non solo LinkedIn) permettono di avere una rete sociale a portata di mano, ma contano anche le conoscenze, le relazioni fisiche che si riescono a creare studiando l’azienda e create con coraggio e intraprendenza. Se nelle grandi città gli annunci possono anche funzionare, in provincia non è così: lì sta il grosso delle aziende italiane, con meno di 10 dipendenti e le risorse sono troppo importanti per essere affidate a un annuncio. Con loro vale ancora di più che sia il lavoratore ad ‘assumere’ l’azienda”.

Stiamo addirittura invertendo il processo?
“Sì, devono essere i lavoratori a presentarsi alle aziende tramite i contatti. Ci pensi: se un suo amico le chiede il contatto di un idraulico, sa che lei indicherà una persona di cui si fida. E se non si ha quel ‘link umano’ bisogna presentarsi con un progetto dimostrando di conoscere l’azienda. Se si dedica anche 3 mesi a questo, posso garantire al 90% si trova un lavoro. E vale per tutti, specialistici e non: un muratore, conosciuto grazie alla Caritas (dove Riccardo si occupa di un progetto di reinserimento tramite tirocini, ndr) aveva perso il lavoro. Gli ho suggerito di rivolgersi ai capocantiere che conosceva chiedendo se poteva andare qualche ora per continuare a imparare. Nei vari giri, uno ha accettato: il primo giorno il muratore non ha fatto nulla, il giorno successivo ha cominciato a fare la malta finché vedendo cosa sapeva fare, l’hanno preso. Bisogna puntare sulle relazioni”.

https://it.finance.yahoo.com/notizie/volete-trovare-lavoro–bruciate-il-cv-e-puntate-sulle-relazioni-150455136.html

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Videocandidatura, videocolloquio, videoCV

E’ meglio una intervista telefonica “dal vivo” piuttosto che video-presentazioni “recitate” e video cv per i seguenti motivi:
1) il video cv è artefatto
2) il video privilegia presentazioni astratte e poco basate sulle performance
3) è troppo breve per essere saliente
4) è complicato da fare, da inviare. Ci vuole la liberatoria per la privacy. La qualità dei video è generalmente scadente e non rende giustizia del candidato.
L’entusiasmo per i videocv è una moda, comprensibile nello spirito televisivo di questi nostri tempi, ma rischia di fuorviare dall’analisi corretta e approfondita delle candidature, che si svolge meglio al telefono o in presenza. Un video può funzionare inserito in un portfolio per artisti, attori, venditori, o figure professionali eccentriche.

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JOB CLUB COME PROPOSTA DI POLITICHE ATTIVE PER IL LAVORO IN VENETO

CONTESTO ECONOMICO VENETO

  • Il Veneto è tra le regioni italiane che hanno più sofferto di più la crisi, con una perdita del 10% del PIL e del 12% del Pil pro-capite dal 2007 al 2013, corrispondente a circa 13 mld di euro
  • Dal 2007 reddito delle famiglie venete si è contratto del 2%, nonostante una crescita dei trasferimenti alle famiglie pari al 15%
  • La percentuale di famiglie in povertà relativa e in povertà assoluta è arrivata a toccare il 6% per entrambe le voci.

 

CONTESTO LAVORATIVO VENETO

  • L’occupazione dal 2008 è calata del 6%, con una diminuzione del 7% per i lavoratori dipendenti (oggi circa 1.6 milioni) e un incremento dell’1% per gli indipendenti (oggi circa 647mila)
  • La disoccupazione è oggi al 6,7% (circa 155mila persone) ma, la disoccuapazione “allargata” – che comprende anche le persone inattive disponibili e dei disoccupati parziali – supera il 12% (circa 280 mila persone). Questo vuol dire che, più o meno, per un Veneto che cerca attivamente lavoro ce n’è un altro che vorrebbe lavorare ma è inattivo o scoraggiato.
  • Inoltre, ci sono inoltre circa 840mila veneti che sono in età lavorativa ma non sono disponibili a intraprendere un lavoro.
  • Tra i giovani veneti dai 15 ai 24 anni, la disoccupazione si attesta intorno al 25,7%, in crescita rispetto al 2013 e in controtendenza rispetto alla disoccupazione generale che è invece diminuita.

 

ALCUNI DATI GENERALI

  • Ancora oggi, circa il 70% delle persone trova lavoro tramite la rete dei contatti, mentre solo il 25% con l’intermediazione lavorativa e il 5% con la candidatura diretta spontanea.
  • Secondo il censimento dell’industria e dei servizi 2011, ci sono almeno 500mila posti di lavoro di offerta inespressa a livello nazionale: le aziende avrebbero bisogno di nuovi lavoratori ma per mancanza di fiducia nel futuro o per difficoltà di selezione e accesso ai servizi e agli incentivi rinuncia a mettersi in cerca di queste risorse umane.
  • È oramai dato consolidato che la ricerca attiva, con la quale si ricerca il lavoro tramite auto-candidatura e in cui c’è una ricerca più attenta e accurata del lavoro e del datore, dà risultati sensibilmente migliori rispetto a quella passiva con la quale si ricerca il lavoro tramite annunci.

 

CONCLUSIONI:

  • Il mercato del lavoro si sta rapidamente spostando dal lavoro dipendente a medio-basso profilo al lavoro indipendente a medio-alto profilo.
  • La popolazione inattiva, scoraggiata e persino ora non disponibile, è la grande risorsa inespressa del mercato del lavoro. Queste sono risorse umane che non vengono raggiunte dalle normali politiche attive e che potrebbero riattivarsi se correttamente stimolate.
  • Esiste una consiste offerta di lavoro che rimane inespressa da parte dei datori di lavoro, che potrebbe essere ancora più cospicua in una regione altamente industruializzata ma con una vasta maggioranza di PMI e orientata all’esportazione come il Veneto.
  • Gli incentivi e le politiche attive presenti si sono dimostrate poco efficaci nel far emergere queste componenti “sommerse” della domanda e dell’offerta di lavoro.
  • Il problema principale è la fiducia nel mercato del lavoro, sia da parte dell’offerta che da parte della domanda: per quanto forti possano essere incentivi all’assunzione e alla formazione, se manca la fiducia non si ha vera attivazione di domanda e offerta.

 

COS’È UN JOB CLUB:

  • Un Job Club è un gruppo spontaneo e gratuito di mutuo sostegno tra persone di ogni età, cultura ed estrazione sociale, che si accompagnano e si aiutano reciprocamente nella ricerca di un lavoro.
  • Funziona come un gruppo autogestito – o gestito da animatori presso istituzioni pubbliche – in cui i partecipanti condividono e aumentano i loro contatti e le informazioni sui loro mercati di lavoro.
  • Un Job Club permette a chi cerca lavoro di uscire dalla condizione di non-occupato, ricominciando a ripensare il suo ruolo attivo e le sue strategie per la ricerca di un impiego grazie alla forza del gruppo, in cui i singoli si supportano gli uni gli altri e si spingono a restare costanti e positivi nella propria azione di ricerca restando concentrati su un metodo condiviso di crescita per obiettivi.
  • Questo metodo, nel progetto Job Club, viene fornito tramite una serie di dispense gratuite che danno contenuti e indicano azioni da svolgere in gruppo o a casa per un totale di 10 incontri.
  • La dimensione ideale di un Job Club è dalle 6 alle 15 persone con incontri settimanali.
  • Studi hanno dimostrato l’efficacia del metodo Job Club nell’80% dei casi nel trovare un impiego entro un anno dall’inizio del programma, se accuratamente eseguito. Nei 20 Job Club monitorati nelle province di Padova e Vicenza, si è registrato un livello di occupazione a 6 mesi del 90%.

 

PROPOSTA:

  • Una strategia innovativa ed efficace per il rilancio del mercato del lavoro attuale non può limitarsi a incentivare domanda e offerta di lavoro esistenti, ma deve mettere in atto azioni concrete per far emergere le compenenti “sommerse” del mercato, che esistono e sono imponenti.
  • L’unico modo per far emergere il mercato del lavoro nascosto è creare fiducia nell’offerta e nella domanda. Ciò si ottene solo riattivando la rete sociale, smettendo di demonizzarla e accettando il fatto che sia da sempre il canale più efficace di movimentare il mercato del lavoro.
  • Il metodo Job Club è di provata efficacia nella riattivazione delle fasce scoraggiate e inattive della forza lavoro, le quali, una volta attivate, possono loro stessi far emergere l’offerta sommersa.
  • Promuovendo istituzionalmente i Job Club direttamente nei Comuni e indirettamente nelle associazioni private, si può ottenere un enorme beneficio in termini occupazionali a fronte di un investimento minimo.
  • Inoltre, l’iniziativa può avere effetti benefici collaterali, come il consolidamento della cooperazione sociale territoriale con conseguente diminuzione della devianza, e una maggiore vicinanza effettiva e percepita tra istituzioni e popolazione.
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CV 2.0

Dal 2008 il tuo CV non è quello che hai nel tuo computer, e che puoi inviare o postare. Il tuo vero CV è quello che risulta googlando il tuo nome. Quindi: mi raccomando, controlla la tua reputazione pubblica, che NON è solo il tuo profilo tanto carino e pulito e professionale su Linkedin. E’ tutto quello che su di te esiste sul web. Non hai idea di quante cose lasciate incontrollate sul web possano essere usate contro di te da chi ti potrebbe assumere. Del tuo CV a loro importa relativamente: loro vogliono sapere come sei. Io in genere per farmi una idea più completa vado ancora su Facebook. E’ più concreto: lì senti l’odore vero delle persone.

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Formazione e materiali di bilancio per Agenzie per il Lavoro e career coach

Formiamo e forniamo i materiali di bilancio delle competenze, costruzione degli obiettivi professionali, piani di azione individuali e career coaching per ApL, Agenzie e Enti impegnati nei percorsi di career coaching, politiche attive del lavoro e Garanzia Giovani.

COSA FACCIAMO

– forniamo gli strumenti per analizzare le dimensioni della propria professionalità

– costruiamo insieme al cliente obiettivi professionali accurati e concreti

– prepariamo un approccio efficace al mercato del lavoro nazionale e internazionale

– sviluppiamo e rafforziamo il potenziale personale e professionale dell’individuo

– prepariamo ad una ricerca del lavoro che funziona

La nostra consulenza è diretta ai clienti professionali (operatori, aziende e Enti) e ai clienti privati (persone che cercano un nuovo lavoro)

 

Per operatori:

COACHING E PERFEZIONAMENTO IN CAREER CHANGE COACHING PER PSICOLOGI, COUNSELLOR E COACH

1) Livello Base Coaching – Percorso WELLNESS E ECCELLENZA

2) Livello Base Career – Percorso TROVARE IL LAVORO CHE PIACE CLASSIC

3) Livello Avanzato Career – Percorso TROVARE IL LAVORO CHE PIACE AVANZATO

4) Formazione per ANIMATORI JOB CLUB

5) SUPERVISIONE PER PSICOLOGI, COACH E COUNSELLOR

 

Per chi cerca o vuole cambiare lavoro:

CONSULENZA PSICOLOGICA, SUPPORTO AL CAMBIAMENTO PROFESSIONALE E ALLA RICERCA DI LAVORO

1) SCEGLIERE UN ALTRO LAVORO – BILANCIO DELLE COMPETENZE

2) CERCARE LAVORO NEL NUOVO MERCATO – JOB HUNTING 2.0

 COME E DOVE

La consulenza si svolge presso i nostri Studi professionali a Vicenza (Nicola Giaconi), a Senigallia (Gianluca Antoni) o presso l’azienda cliente in tutta Italia.

Volete avere altre informazioni? Usate il modulo di contatto, grazie.

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Job Act, Garanzia Giovani e il Career Change Coaching

Le iniziative per la Garanzia giovani sono oggetto di un Programma operativo nazionale e sono costituite da queste attività: accoglienza, il coaching, il supporto a esperienze di lavoro all’estero, l’apprendistato, i tirocini, la formazione professionale mirata, il servizio civile e l’autoimpiego.
Per la YOUTH GUARANTEE stiamo formando i coach per unire le metodologie di career coaching all’accompagnamento attivo nel mondo del lavoro e al tutoraggio mirato. Abbiamo sviluppato un programma di coaching e formazione che lavora sulle 3 direttrici del programma YOUTH GUARANTEE:
1) Career e impiegabilità: una visione sistemica dello sviluppo professionale e personale pieno dell’individuo come elemento strategico per affrontare la disoccupazione e la mobilità dei lavoratori, e supportarne l’impiegabilità lungo tutto l’arco dell’esistenza nel rispetto dell’ecologia complessiva di vita.
2) Cambiamento e empowerment: la consapevolezza della responsabilità individuale nel predisporre fronteggiamento adeguato, e sostenibile, al mutare dei percorsi di carriera, delle situazioni di convivenza sociale ed organizzativa, e delle prospettive di vita.
3) Coaching: l’insieme di atteggiamenti, tecniche e metodologie di supporto al cambiamento, mutuate dalle migliori pratiche anche terapeutiche, che permettono di scegliere l’intervento psicologico – quindi erogato da noi psicologi nel rispetto e nella valorizzazione delle leggi italiane che lo riservano agli iscritti al nostro Albo Professionale – più adatto al livello attuale di cambiamento necessario e desiderato dal cliente, integrando i diversi costrutti teorici e gli approcci esistenti.
Per informazioni, consultate il nostro catalogo di formazione su Career Change Coaching
oppure contattateci sul sito Trovare il lavoro che piace.

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Corso per Career Coach

Il Corso per Career Coach è organizzato in Canton Ticino (Svizzera) in collaborazione con ASESC (Associazione Svizzera Esperti in Sviluppo di Carriera) e porta al Diploma Cantonale CESC (Consulente Esperto in Sviluppo di Carriera) con la possibilità di riconoscimento federale, e di lavoro su tutto il territorio svizzero.

Il Corso dura 24 giornate, su 12 mesi (circa un week-end al mese, più 2 giorni di esame finale).

I singoli moduli del Corso, erogabili su misura delle esigenze degli operatori, sono disponibili anche in Italia, per i gruppi di orientatori/coach o gli Enti che ne vogliano fare richiesta. Per ogni informazione, contattate Nicola Giaconi attraverso la pagina Contatti su Job Design o su questo sito.

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Career Coaching individuale e formazione al Bilancio delle Competenze

Non tutti possono frequentare i nostri Corsi di Bilancio e di Career Coaching. Eroghiamo il nostro percorso di 24 ore presso i nostri studi professionali (Nicola Giaconi a Vicenza, Gianluca Antoni a Senigallia – Ancona), sia per chi vuole fare il bilancio che per gli operatori che desiderano una formazione pratica e completa sul Career Coaching e sulle nostre metodologie e materiali di bilancio.

Ricordiamo che i nostri libri e i materiali di bilancio non sono più disponibili in libreria, e vanno richiesti direttamente a noi, tramite la pagina Contatti o il nostro sito Job Design.

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Informarsi prima di cercare lavoro

tratto dal manuale dei Job-Club e Job Design
Si racconta che in una multinazionale un recruiter partiva sempre con la stessa domanda: cosa significa la sigla nel nome della nostra azienda? Sapere se si era informato era un buon modo per capire se il candidato voleva lavorare proprio lì, o se era in cerca di un lavoro qualsiasi. Trovare lavoro è per il 99% preparazione (informarsi) e per l’1% azione (cercare lavoro). Proprio il contrario di quello che pensa la maggior parte di coloro che cercano lavoro. La ricerca delle informazioni serve a conoscere la professione che ti interessa, per confrontare con il ruolo professionale che cerchi le tue competenze, per ampliare il network e prepararti alla ricerca del lavoro. Il tuo obiettivo non è completo fino a quando non avrai raccolto le informazioni sulle professioni, i settori e le aziende che ti interessano, e dopo aver verificato se possiedi le caratteristiche richieste dal lavoro. Le persone che fanno scelte lavorative sbagliate non si informano e si muovono nella ricerca del lavoro poco preparate. Molti pensano che non ci sia tempo da perdere, e si buttano direttamente  nella ricerca del lavoro, nel network, nei colloqui. Nella nostra esperienza questo non funziona! Il consiglio che diamo è quello di investire del tempo per informarti accuratamente: prima leggendo quello che c’è di disponibile sul lavoro che ti interessa (libri, articoli, Internet) e poi andando a parlare (una specie di intervista) con chi svolge già quel lavoro. Ti sembrerà strano, ma dopotutto è quello che fai in altri ambiti della tua vita: se devi comprare un elettrodomestico in genere leggi qualcosa, magari su una rivista, e poi parli con chi l’ha già comprato, se vuoi fare un viaggio o visitare un paese leggi una guida e parli con chi ci è già stato.  Perché non farlo anche per il tuo lavoro?

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