Dopo le Medie

In questo periodo molte persone – insegnanti e genitori – sono alle prese con la scelta della scuola dopo le medie. E tra qualche giorno esce il nostro nuovo libro “Trova il tuo lavoro” per le edizioni del Sole 24 Ore. Il libro è pensato e scritto per gli adulti, e proprio per questo, per rispondere agli adulti – sempre coinvolti nella scelta dei ragazzi – che ci chiedono una indicazione, raccomandiamo una attenta lettura dei capitoli sul mercato del lavoro e

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Trovare lavoro… ma che lavoro è?

Trovare lavoro è un lavoro. E’ una delle “frasi ad effetto” inventata decenni fa, e ripetuta come una litania magica.

Ho sempre pensato che fosse una frase poco brillante, importata un pò a casaccio dall’america e tradotta male, tra l’altro. E dato che come strumento di ispirazione motivazionale fa acqua da tutte le parti, so per esperienza che poche persone ci credono veramente, nonostante se la sentano ripetere in modo solenne nei vari enti di orientamento/impiego/formazione pubblici e privati.

1) Trovare lavoro è un lavoro…. che non è pagato. Con tutta la candida buona fede, è strano pensare che sia un lavoro entusiasmante per chi è disoccupato in Italia. Va bene, allora correggiamo, diciamo che “trovare lavoro è uno stage”. Coinvolgente anche questo, no?

2) Trovare lavoro è un lavoro…. allora fallo tu per me, che sei pagato per questo! Se si trattasse solo di una serie di azioni da eseguire con perizia, potrebbe essere fatta da un altro per me (è pieno di uffici che hanno “l’impiego” nei loro obiettivi). Ma se avete letto il nostro sito e i nostri libri sapete che non è così. Non lo può fare tutto per me un’altra persona. Quindi non è un lavoro.

3) Trovare lavoro è un lavoro… come quello che la gente pensa che sia un lavoro. Lavoro è una parola difficile. Oserei dire pericolosa. Se hai il sospetto che assomigli al lavoro orrendo che hai lasciato, o che vedi in TV, o che hanno fatto i tuoi genitori, o i tuoi nonni, capisco come “trovare lavoro” sia l’ultima cosa che avrai voglia di fare. E senza paga, poi… (vedi punto 1)

4) Trovare lavoro è un lavoro… che la maggior parte delle persone non sa fare perchè nessuno glielo ha insegnato. Non molto incoraggiante nemmeno questo.

Cercare lavoro funziona se viene considerato come un’avventura, esattamente come preparare un viaggio verso qualcosa (che può essere un amico, un amore, un acquisto, una gara sportiva, una ricetta in cucina, un santuario…) che vuoi conoscere da tempo. Ha senso solo se si cerca qualcosa che ha un valore: questo è il senso del nostro “Lavoro che Piace”. Solo se il tuo obiettivo è trovare un’occupazione che ti piace, nei mille modi in cui può piacere un lavoro a ognuno di noi, nella tua ricerca avrai voglia di ampliare la conoscenza del tuo settore preferito, di leggere, di visitare aziende, di conoscere le persone che condividono i tuoi stessi interessi. E’ una avventura impegnativa ma importante – tra le più importanti nella nostra vita – che riserva grandi sorprese. Altrimenti non è niente. Anzi, è solo un lavoro.

 

 

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Oltre le competenze

Oggi in un bel negozio parlavo con due commessi del loro lavoro, che mi sembrava alquanto soddisfacente, visto il genere di merce, l’ambiente, la clientela. Uno dei due mi fa notare la musica, troppo alta tra l’altro. Mi fa: “Guardi se avessi saputo prima che c’era questa lagna a questo volume tutto il giorno ne sceglievo un altro, di negozio”. Difatti stava cercando un altro lavoro. Forse se fosse stato nel negozio per dieci minuti prima di essere assunto avrebbe avuto una idea più chiara della situazione.

Piccole informazioni sull’ambiente sembrano piccolezze, ma sono decisive per il benessere lavorativo. Spesso durante i nostri seminari o la consulenza per chi cerca impiego la fase di ricerca delle informazioni dettagliate sul lavoro cercato viene snobbata… “in fondo a che serve? basta essere capaci…” Le persone temono di perdere tempo. E però si sbagliano. Desideri e progetti acquistano forza solo se realmente visualizzati – in altre parole, correttamente rappresentati dalla nostra mente. La motivazione funziona per obiettivi che ci attirino concretamente, fattivamente, altrimenti una vocina interna ci scoraggia con le infinite variazioni del “ma chi te lo fa fare?”. E restiamo fermi.

 

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Trovare lavoro in tempo di crisi: il career mentoring

Spesso ci viene di richiesto – da clienti, gruppi, o studenti che vogliono intraprendere la nostra professione – di parlare della nostra attività di consulenza. Negli anni passati (per tutti gli anni 90)  si è utilizzato il termine “career counsellor” per definire la nostra professionalità di psicologi dediti alla gestione delle transizioni professionali, chiamata negli anni 90 anche career planning o life design per la complessiva implicazione nel progetto del cliente anche di importanti componenti della vita personale extralavorativa. Da qualche tempo, e soprattutto in tempo di crisi, l’attenzione nel nostro lavoro è sempre più rivolta alla ricerca di soluzioni, rispetto al supporto più limitato all’analisi dei problemi del cliente / candidato tipica del counselling. In questo la nostra attività si è arricchita di metodologie di mentoring (come sostegno dei valori della persona) ad integrazione delle “vecchie” metodologie di  coaching (in quanto sostegno della sua persona ai diversi livelli di coscienza e funzionamento). Il career mentoring , che è l’essenza del nostro Seminario annuale a Senigallia e che sviluppiamo anche in un Corso di approfondimento, supporta la persona nella creazione di piani d’azione ben costruiti, in grado di potenziare le risorse personali e il loro rapporto con l’organizzazione e di trovare alternative a comportamenti non funzionali prendendo coscienza degli stili di lavoro e di apprendimento. Il suo lavoro consente l’empowerment del cliente per ottenere miglioramenti nella vita lavorativa e personale, per aumentare le capacità di comunicazione e risoluzione dei conflitti, aumentando la consapevolezza dei talenti e delle potenzialità personali. In sintesi, il career mentor è agente di supporto, insieme al cliente, nell’individuazione di risorse e strategie coerenti per affrontare il cambiamento e raggiungere gli obiettivi desiderati.

Il Corso si focalizza sul coaching di carriera, ovvero sul supporto alle transizioni nella vita lavorativa, ma fornisce una formazione completa e approfondita delle tecniche più generali di coaching. Il coach è una professione recente ma molto diffusa nel mondo, e le sue metodologie ne permettono il trasferimento operativo in numerosi settori della vita personale e professionale, nel rispetto delle norme previste da ogni Paese per l’esercizio delle professioni di aiuto.  Il lavoro del coach è infatti  previsto in continuo aumento per il suo possibile ruolo chiave nel far fronte all’evoluzione dei ruoli lavorativi, delle organizzazioni e dei mercati, ma anche nei processi di cambiamento della società, delle tecnologie, degli stili di vita, creando delle vere e proprie nicchie di specializzazione successiva: coaching finanziario, familiare, imprenditoriale, di fitness, di immagine, nutrizionale, di supporto al pensionamento, di rientro nel paese di origine, di reinclusione per ex-detenuti, di supporto alle forme di dipendenza: ecco alcuni esempi delle sue possibili applicazioni.

 

 

 

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Il networking non sono solo i social network

Parlare con le persone con curiosità e franchezza (con chi fa quel lavoro che ti interessa, con chi lavora in una azienda in cui ti piacerebbe candidarti)  ti permette di  ottenere informazioni e contatti personali, che sono il motore del passaparola: un network in carne ed ossa! Una rete di supporto sociale reale, viva, ottenuta con telefonate, incontri, viaggi – e un pò di fatica – ha una efficacia infinitamente superiore a qualsiasi attività svolta su banche dati e altri strumenti virtuali. La rete di contatti (il network sociale) esiste da sempre: è costituita da tutte le persone che conosci, e da tutte le persone che queste conoscono, e così via. L’utilizzo della rete sociale ti permette di aumentare i contatti in modo geometrico, incontrare e conoscere più persone che svolgono il lavoro che ti interessa, raccogliere informazioni su Continua a leggere

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Il curriculum… ancora?!

Su sollecitazione di qualche lettore, ci piace concludere per il momento l’argomento CV con una riflessione un pò “fuori dalle righe”. Mettiamola così: il CV è solo l’etichetta su un barattolo (e dentro ci siete voi). Descrive quello che contiene, elenca tecnicamente i suoi ingredienti, e magari per aiutarci ci mostra una immagine del contenuto. Una etichetta graficamente decente ci dice anche a che cosa serve il contenuto di quel barattolo: e magari ci dà un paio di consigli su come usarlo. Cosa vuol sapere il selezionatore? 1) se sai fare quel lavoro 2) se hai voglia di farlo 3) se sei compatibile con quell’ambiente di lavoro e con quelle persone. Per tornare alla nostra analogia con il barattolo, comprereste con tranquillità un barattolo di soluzione di Solanum Lycopersicum e cloruro di sodio per condirci degli spaghetti? Se uno non capisce, non compra, giusto? Se il selezionatore non capisce quello che gli serve, butta nel cestino.

 

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Non farti del male… non usare solo il CV!

Il CV contiene l’elenco delle esperienze che ci hanno permesso di acquisire le nostre qualità professionali. Può essere richiesto espressamente, o tramite un annuncio, per una figura professionale precisa. E’ nato così, ha funzionato dignitosamente per circa 30 anni – fino alla fine degli anni ’80 – e fin qui tutto bene. Il problema è che man mano che perdeva di efficacia sul CV hanno continuato a dire (e scrivere) tutto e il contrario di tutto. E, stranamente, se oggi si parla di ricerca di lavoro è ancora uno degli argomenti più gettonati, quando non è addirittura l’unico a disposizione di orientatori o enti poco competenti. Ci sono lezioni, conferenze, siti web, enciclopedie sulle tipologie di CV, una intera letteratura e un ordinamento teologico a disposizione per scrivere il migliore CV del mondo. Che rischia di non funzionare più. Oltre che per rispondere ad un annuncio, l’invio del CV come strategia attiva di ricerca del lavoro non supera il 2% di successo. Perchè parlarne tanto allora? Ci deve essere qualcosa che non va… Ecco qui cosa: Continua a leggere

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Per i più giovani: il primo lavoro

Venendo a contatto con la realtà del lavoro, anche attraverso uno stage, potresti essere deluso inizialmente: hai studiato, ti sei preparato, e quello che devi fare al lavoro non ti sembra all’altezza di quanto ti aspettavi. Questo succede sicuramente nei primi periodi, quando ti devi integrare, devi imparare come funziona l’organizzazione e cominciare a diventare “operativo”. Evita di mettere troppo in discussione te stesso, e sii consapevole che può capitare di sentirsi fuori posto all’inizio.

COSE CHE SUCCEDONO….

- può succedere che tu venga investito di responsabilità e compiti molto gravosi o troppo difficili da portare a termine. La cosa migliore da fare è far presente al tuo responsabile o tutor aziendale i tuoi limiti, per cui non sei ancora in grado di svolgere determinate attività…. in questo modo potrati evitare anche di commettere degli errori o di combinare guai (danneggiare dei macchinari, ad esempio). Continua a leggere

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La selezione… naturale

Se hai svolto interamente il percorso del nostro sito che porta alla costruzione di obiettivi professionali solidi e coerenti, il colloquio diventa un semplice momento di scambio e discussione. Siamo sicuri che a questo punto tu abbia bisogno di indicazioni sul colloquio? Di trucchi nascosti o paroline magiche? Noi sosteniamo da sempre una cosa diversa, partendo da una prospettiva opposta, che può essere sintetizzata in questa domanda: “chi sta assumendo chi?”. Il colloquio in genere è visto da chi cerca lavoro come un  percorso a senso unico, in cui con delle domande il cosiddetto selezionatore decide se tu gli vai bene. In pratica, un interrogatorio. Ma è sufficiente mettersi nella testa e nel cuore di chi seleziona per cambiare punto di vista, e focalizzarsi sulla vera essenza del colloquio. Che consiste in una domanda unica: “questa persona sta elemosinando un posto e uno stipendio, o mi sta offrendo delle soluzioni?”. Tutto qui. Te lo può chiedere in molti modi e con domande anche pittoresche, ma la tua strategia deve essere chiara: non è solo lui che ti assume: sei tu che ti offri – e che lo assumi, dicendogli quello che vuole sapere. Per questo nel nostro lavoro lavoro di coaching puntiamo su quello che cerchi tu, e non su “quello che c’è in giro”. Quel posto lo hai scelto tu, te lo sei ritagliato addosso, sulle tue competenze, i tuoi valori e sulla base delle informazioni che hai ottenuto. Non ti resta che dirglielo.

 

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Il mercato del lavoro c’è ma non si vede

Le persone pensano non ci sia lavoro perché si fissano su poche professioni, in genere sempre le stesse, e dimenticano due cose fondamentali:

  1. le capacità sono trasferibili da un ambito ad un altro: in altre parole, se so fare l’idraulico, il manovale, la segretaria, l’amministrativo o l’insegnante, per fare qualche esempio, lo posso fare in tutti i settori di cui possiedo sufficiente conoscenza. E se mi manca la conoscenza, studiare e acquisire padronanza di un settore è molto più rapido e agevole che non acquisire nuove capacità, per le quali ci vogliono mesi o anni;
  2. le professioni che risultano dall’applicazione delle capacità nei diversi settori sono migliaia, e la maggior parte non sono conosciute, in quanto il mercato del lavoro come si “vede” sui mass media, nelle inserzioni, nelle banche dati e i servizi pubblici-privati per l’impiego è solo una piccola parte dell’incontro possibile tra domanda e offerta di lavoro, che avviene invece attraverso canali informali ancora “rudimentali”, come abbiamo spiegato più volte.
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