Brucia il tuo CV

Il nostro nuovo video e il nostro nuovo libro ispirato ai nostri Job-Club

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Autocandidature presso Job Club

Le persone che ci contattano possono essere di grande beneficio per il Progetto Job Club Italia, il primo network volontario e no-profit per aiutare le persone alla ricerca del lavoro. Come altri volontari, teniamo in grande considerazione le proposte di attivazione di Job Club e ogni altra possibilità di collaborazione. Siamo lieti di approfondire in che modo le persone vogliono collaborare con il nostro progetto, e in che modo valorizzare la loro candidatura presso di noi. Uno dei modi immediati, comunque, è quello di attivarsi per dare diffusione ad una nuova cultura del lavoro e della ricerca di impiego attraverso l’apertura di un Job Club nel loro territorio o nella sua comunità: fateci sapere in che modo volete dare il vostro contributo, saremo entusiasti di accogliere le vostre idee e di darvi una mano.

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Novità sul sito Job Club

Abbiamo dato una ritoccatina alla nostra home page, inserendo qualche link in più, i video delle testimonianze e il nostro tutorial. Dateci un’occhiata!

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Le nuove esigenze di chi cerca lavoro, e la preparazione degli operatori di ricollocamento e placement

La formazione degli operatori e degli psicologi alle sfide del ricollocamento e delle politiche copyright-Trovare-il-Lavoro-che-Piace-2013attive del lavoro (tra cui la prossima Youth Guarantee) ha bisogno di una chiara definizione dei contenuti formativi e degli obiettivi del ruolo che gli operatori andranno a ricoprire nelle azioni di ricollocamento. Favorire processi di life e career planning nelle persone significa formulare rettamente la  richiesta di consulenza e di aiuto, supportare la scelta e la decisione, il disegno e la definizione del progetto professionale e di vita, per aiutare le persone a sentirsi meno vulnerabili rispetto al mercato del lavoro, e a perseguire la scelta effettuata in modo autonomo e motivato, con un atteggiamento adeguato al raggiungimento degli obiettivi. Occorre quindi che l’operatore padroneggi i contenuti tipici della career education, del placement e dell’approccio al mercato del lavoro, e che li sappia declinare utilizzando meotodologie e tecniche di career counselling e coaching per il supporto alla creazione e al raggiungimento degli obiettivi del cliente.

La pratica riflessiva tipica del bilancio delle competenze ci guida in uno stile di formazione basato sulle persone e sulla loro esperienza lavorativa reale, che non significa solo conoscenze e capacità, ma soprattutto atteggiamenti, valori e convinzioni sulla propria identità, che descrivono come le persone “vivono il lavoro”. La nostra esperienza con dispositivi di apprendimento non formale e informale, di validazione e certificazione delle competenze, ci hanno portato a relativizzare la tradizionale formazione d’aula per concentrarci sulla valorizzazione dell’apprendimento tacito e la sua trasformazione in competenza consapevole – quindi progettabile -  attraverso l’attività di bilancio e di riflessione su “cosa” e “come” le persone imparano, che è per noi la naturale interpretazione del concetto di coaching. Tra breve esce il nostro manuale “Brucia il tuo CV! Trovare lavoro in 10 passi”. Il titolo “profano” promette una trattazione nuova, fuori dagli schemi inattuali di molta pratica orientativa ancora presente in Italia, per addentrarsi nell’uso delle tecniche di job hunting 2.0, di scouting, di self-coaching e di networking. A differenza degli altri nostri libri, questa volta abbiamo deciso di non affidarlo a nessuna casa editrice, ma di fornirlo direttamente ai partecipanti dei Job Club, agli operatori che fanno formazione con noi, e naturalmente chiunque lo volesse acquistare in formato e-book. Vi teniamo aggiornati.

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Il nostro sistema Job Design e la collaborazione con le agenzie per i Job Club

Il nuovo sistema di bilancio Job-Design è riservato ai partecipanti ai Job Club, e alle SOLOagenzie per il lavoro convenzionate e accreditate. Spesso gli operatori di ricollocamento ci chiedono in che cosa può consistere una collaborazione con noi. Per prima cosa, consiglio di investire 10 minuti e leggersi bene le istruzioni sul sito Job Club.
I Job Club sono spiegati per bene sul sito, nelle 10 domande e sul nostro facebook. Essendo una iniziativa di volontariato, qualsiasi contributo è benvenuto. Come?
1) creazione di un job club
2) semplice passaparola per fare in modo che più persone creino i loro Job Club

3) assistenza e testimonianza come esperti nei Job Club già esistenti, ovviamente a partire da quelli creati presso la propria agenzia.
Teniamo molto alla divulgazione di una corretta cultura dell’orientamento al lavoro, di approcci al ricollocamento che funzionino, e alla diffusione della conoscenza su come funziona realmente il mercato del lavoro per evitare alle persone la frustrazione e la perdita di tempo nell’utilizzo di metodi che non funzionano (e che non hanno mai realmente funzionato). Il tutto in collaborazione con le agenzie per il lavoro, e i loro operatori, che già svolgono sensibilizzazione nelle loro agenzie attraverso le attività di animazione e consulenza quotidiana. Un candidato preparato su come si cerca lavoro è un candidato utile per le agenzie. Un candidato che elemosina stipendio o lavori a casaccio purtroppo, invece, non è utile invece nè a sè stesso, nè alle agenzie che lo potrebbero aiutare, nè tanto meno alle aziende.

Per info contattate Nicola Giaconi e Riccardo Maggiolo su info@job-club.it

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Bilancio delle competenze e career coaching: il nostro nuovo Job Design

Il bilancio delle competenze è uno strumento per la rilevazione delle risorse lavorative copyright-Trovare-il-Lavoro-che-Piace-2013finalizzato alla creazione di obiettivi professionali. Il termine in Italia è stato mutuato impropriamente dall’esperienza francese, finalizzata alla validazione delle esperienze, alla loro certificazione e trasformazione in crediti formativi spendibili nei percorsi di formazione e Universitari. In Italia, come nel resto del mondo, è sempre consistito in metodologie e strumenti tratti dalla valutazione del potenziale, dall’assessment e dall’orientamento professionale in grado di evidenziare le risorse attuali della persona, di aiutarla nella costruzione di obiettivi ben formati e di individuare i percorsi per colmare il gap tra risorse attuali e potenziale desiderato. Il bilancio delle competenze del nostro modello Job-Design rappresenta un percorso di valutazione della situazione attuale e potenziale del lavoratore, che si conclude con un documento che sintetizza le diverse dimensioni professionali possedute. In tal modo la persona, o il consulente – career coach ha a disposizione gli elementi per l’elaborazione di un progetto che consenta lo sviluppo professionale della persona. Fare un bilancio delle competenze significa quindi svolgere un’attenta autovalutazione al fine di definire un obiettivo professionale reale, concreto e comunicabile. Viene costruito utilizzando tutto quello che, in un modo o nell’altro, ha a che vedere con il lavoro nella vita di una persona e in particolare le dimensioni investigate da Job-Design:

  • La motivazione: la motivazione è l’energia, la benzina che ti spinge a fare qualsiasi cosa. È l’ingrediente indispensabile per la definizione dell’obiettivo professionale, per trovare un’occupazione e crescere professionalmente.
  • Le capacità: le capacità sono le cose che ti piace fare e che ti riescono bene. Sono gli ingredienti operativi del tipo di lavoro che farai, e sono trasferibili da un settore ad un altro. Si ottengono in parte con gli studi, ma soprattutto con l’esperienza sul campo. Le capacità, contestualizzate nel singolo individuo che le incrocia – in modo assolutamente creativo, irripetibile e spesso inconsapevole – con le proprie conoscenze, i valori, le modalità, lo stile e l’ambiente, diventano le famose “competenze”.
  • Gli interessi: gli interessi rappresentano nel lavoro il settore in cui ti piacerebbe lavorare ed esercitare le tue capacità. Può essere costituito da oggetti, servizi materiali e immateriali, dati e informazioni, e la loro conoscenza si ottiene soprattutto attraverso gli studi.
  • I valori: i valori sono le cose importanti per te nella vita, e costituiscono il motivo profondo per cui fai le cose, costituendo la base motivazionale delle tue azioni. Famiglia, amicizia, prestigio, tranquillità, indipendenza: ecco alcuni valori.
  • La modalità di lavoro: la modalità di lavoro è il tipo di rapporto di lavoro e l’orario che vuoi avere. Ha a che fare con le dimensioni del tempo, dell’appartenenza, dell’autonomia. Puoi preferire un lavoro part-time, per stare con la famiglia o avere tempo per fare altre cose. Puoi volere un lavoro che ti occupi molte ore e ti riempia di responsabilità. Puoi volere un orario fisso e regolare. Ci sono molti modi e molti contratti di lavoro, in una società in cui non esiste più solo il lavoro “fisso”.
  • L’ambiente di lavoro: le tue competenze complessive hanno una forte interazione con l’ambiente in cui ti trovi a lavorare, e sono tra le cause maggiori, e spesso meno indagate, della realizzazione professionale. L’ambiente in cui lavori ha caratteristiche fisiche e umane che, cambiando da posto a posto, possono rendere molto diverso, nella realtà, un identico profilo professionale.
  • Lo stile personale: il tuo stile nel lavoro è il modo che hai di fare le cose. Qualcuno la chiama anche “saper essere” o addirittura “personalità”. Puoi avere le stesse capacità e conoscenze di un’altra persona, ma sarai sempre un individuo unico e particolare nel modo in cui fai quello che fai, mettendo nel lavoro qualcosa che è solo tuo.
  • Le qualità personali: le qualità personali sono i punti di forza che ti portano ad eccellere in termini di performance ed efficienza sul lavoro. Sono le risorse che ti permettono di portare a compimento i compiti assegnati, di raggiungere gli obiettivi e realizzare i progetti.
  • I punti deboli: i punti deboli rappresentano i tuoi difetti e limiti. Valutarli ti permette di definire obiettivi professionali realistici e concreti che tengano conto delle tue limitazioni.

Le risorse personali individuate rappresentano i singoli pezzi del puzzle che andranno combinati per realizzare la sintesi dell’obiettivo professionale che ti permetterà di muoverti alla ricerca di informazioni per scoprire quali sono le reali opportunità professionali nel mercato del lavoro e successivamente per muoverti alla ricerca del lavoro. 3 buoni motivi per fare un bilancio delle competenze

  1. perché è l’unico modo per poter scegliere consapevolmente il tipo di professione che ti può interessare e soddisfare
  2. perché definire l’obiettivo professionale ti permette di trovare un’occupazione soddisfacente in minor tempo
  3. perché è il modo migliore per prepararti e superare le fasi del recruiting.
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Il nostro nuovo Bilancio delle competenze è on line

Operatori singoli, liberi professionisti e Agenzie per il Lavoro private e pubbliche possono accreditarsi per l’utilizzo del nostro materiale di bilancio e assessment Job Design e per le nostre metodologie di accompagnamento al lavoro Career Change Coaching.

Il nostro modello di bilancio e assessment Job Design è un sistema di questionari in autovalutazione. E’ il più cojob designmpleto e agile rispetto ad altri sistemi di career test e questionari venduti in Italia, in quanto esplora tutte le principali dimensioni professionali utilizzando approcci metodologici e teorici più diversificati: Holland Codes per le competenze, personality type per lo stile personale, mentre le check list su hard e soft skill, i questionari su valori, atteggiamenti e ricerca del lavoro sono basati sul nostro bilancio delle competenze (versione 5 dell’originario Bilancio del 1999 pubblicato nei nostri libri).

In 25 anni di lavoro nel campo della career education, dell’orientamento e del placement abbiamo sviluppato interventi rigorosi nel processo e immediatamente operativi, grazie anche a materiali didattici, di bilancio e di accompagnamento completi, dettagliati e pratici, molto diffusi e apprezzati tra gli operatori. I nostri libri sono i più utilizzati e fotocopiati in Italia per le politiche attive del lavoro, il placement e il ricollocamento.

Il costo di una singola password è di euro 48,80 IVA inclusa, salvo convenzioni diverse a seconda del progetto, del numero di utenti previsto e dell’eventuale esclusiva per la partecipazione a bandi e gare d’appalto.

 

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Generazione Y e colloquio di lavoro

Dalla dittatura dell’immaginario i giovani hanno imparato a essere smart, spiritosi, e tanto carini. Ma non sempre funziona in un colloquio di lavoro

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YOUTH GUARANTEE, JOB ACTS E CAREER COACHING

Le iniziative per la Garanzia giovani sono oggetto di un Programma operativo nazionale e copyright-Trovare-il-Lavoro-che-Piace-2013sono costituite da queste attività: accoglienza, il coaching, il supporto a esperienze di lavoro all’estero, l’apprendistato, i tirocini, la formazione professionale mirata, il servizio civile e l’autoimpiego.
Per la YOUTH GUARANTEE stiamo formando i coach per unire le metodologie di career coaching all’accompagnamento attivo nel mondo del lavoro e al tutoraggio mirato. Abbiamo sviluppato un programma di coaching e formazione che lavora sulle 3 direttrici del programma YOUTH GUARANTEE:
1) Career e impiegabilità: una visione sistemica dello sviluppo professionale e personale pieno dell’individuo come elemento strategico per affrontare la disoccupazione e la mobilità dei lavoratori, e supportarne l’impiegabilità lungo tutto l’arco dell’esistenza nel rispetto dell’ecologia complessiva di vita.
2) Cambiamento e empowerment: la consapevolezza della responsabilità individuale nel predisporre fronteggiamento adeguato, e sostenibile, al mutare dei percorsi di carriera, delle situazioni di convivenza sociale ed organizzativa, e delle prospettive di vita.
3) Coaching: l’insieme di atteggiamenti, tecniche e metodologie di supporto al cambiamento, mutuate dalle migliori pratiche anche terapeutiche, che permettono di scegliere l’intervento psicologico – quindi erogato da noi psicologi nel rispetto e nella valorizzazione delle leggi italiane che lo riservano agli iscritti al nostro Albo Professionale – più adatto al livello attuale di cambiamento necessario e desiderato dal cliente, integrando i diversi costrutti teorici e gli approcci esistenti.
Per informazioni, consultate il nostro catalogo di formazione su Career Change Coaching
oppure contattateci sul sito Trovare il lavoro che piace.

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Trent’anni di coaching in Italia e tutto sta andando a meraviglia

Come sono felice di vedermi imperfetta e d’aver tanto bisogno della misericordia di Dio! Santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa.

Mi piace sempre ricordare un pensiero di uno dei più grandi Dottori della Chiesa: i coach mi sembra amino le biografie e le storie esemplari, e quella di Santa Teresa è un divino antidoto al delirio di onnipotenza che si è impossessato di una parte della cultura psicologica nel nostro paese negli ultimi anni. Parlo del coaching, ma non solo. In un fiorir terminale di siti e proposte ammiccanti, il coaching dopo 30 anni di tentativi mi sembra stia rapidamente decadendo in Italia, a causa, nella mia opinione, della sua diffusione un po’ dilettantesca ad opera di persone prive di conoscenze, esperienze e confronto con la ricerca scientifica in campo psicologico e terapeutico. La psicologia si occupa di “life design” “life planning” “coaching” “career” da sempre, anche quando queste cose non si chiamavano così. Nel peggiore coaching nostrano ci sono dei copioni fissi accettati collettivamente in modo abbastanza acritico. Ma gran parte degli italiani – grazie al Cielo – sono abbastanza sani e scafati da ignorarli, vista la poca richiesta di coaching nel nostro Paese. La maggior parte dei peggiori coach non psicologi (ma anche psicologi, ahimè) sembra scimmiottare le proposte della psicologia, come ha fatto il peggiore counselling. Ripetono una litania di concetti (spesso frasi fatte) che sono all’opposto di quello che ritengo sia il concetto di umanità che mi ha guidato nella vita e nella professione. Parto dalla premessa che nella sua accezione più deleteria e ignorante, prodotta da operatori improvvisati, il coaching è “tecnologia del sè” e utilizza paradigmi e pensiero funzionali alla tecnica più disumana, nonostante ami impiegare nella sua espressione parole/valori come “sogno”, “passioni”, “amore”, “successo” etc. Questi termini infatti seducono i potenziali consumatori evocando proprio i costrutti antropologici che la stessa tecnica alienante ha demolito e svuotato di ogni significato, trasformandole in “falso discorso”. Vediamole insieme, queste parole.

- il “sogno”: bella cosa, ma nel 90% dei discorsi mi appare come reificazione dei propri capricci di consumo (di comportamenti e di cose);
- il “potere personale”: anche qui, in quello che leggo in giro, mi sembra misurato dall’urgenza dei propri capricci (che in pubblicità ora chiamano passioni e talenti)
- il “sorriso”: sorridi, sorridi sempre! l’ironia è protettiva e indica la ritirata emotiva di fronte agli impegni di lungo termine, che sono la famiglia, la politica e, ovviamente, la trascendenza.
- l’ossessione per lo stare nel “presente”, che sostituisce un astratto interesse per il futuro a quel tipo di interesse più tangibile, umano, partecipato, che spinge la gente a compiere sacrifici per il domani
- “l’amore di sè”: siamo tutti figli di Dio, possibile che non se lo ricordino? Che tristezza la loro idea di un io non più sovrano sul suo mondo, contratto e ridotto ad un nucleo difensivo, armato di lagne, contro i traumi inferti al proprio narcisismo
- l’attenzione alle “relazioni” e al “feedback” dell’altro talmente ipersensibilizzata da virare verso la vera e propria paranoia sociale. Alla fine, nella comunicazione, quello che voglio dire è quello che dico io, non quello che capisci tu con le proiezioni che alcuni coach ti hanno permesso di non controllare più.
- “stare bene”: una ricerca di benessere per lo più incentrata sul soddisfacimento di esigenze sensoriali, corporali ed emozionali primarie, sesso onnipresente compreso;
- il vecchio “conosci te stesso” che diventa “sii te stesso”, un sè stesso imbambolato dalla ricerca di spettacolo di sè (in genere sui social media)
- la “qualità” misurata da certificazioni burocratiche e da sigle di accreditamenti improbabili, dietro le quali non c’è nessuno che si prenda la responsabilità di una cosa ben fatta. E numeri verdi a cui non risponde nessuno;
- l’ossessione della “comunicazione” che si è trasformata in espressione coatta, e il web in una arena di dilettantismo, pressapochismo, velleitarismo.
- le “emozioni”, che sono diventate da un lato oggetto di venerazione, e dall’altro, ambiguamente, di medicalizzazione e di conformismo, in quanto pulsioni da gestire e da normalizzare
- l’interpretazione dei problemi sociali come “problemi emotivi”: ovviamente capire il sè interiore dell’individuo è importante, ma l’attenzione univoca al sè porta a trascurare i fondamenti religiosi, sociali, culturali e politici, e in generale la vita collettiva
- la “biografia” confessionale, e del blog, con la sua nuova concezione dell’intimità e dello spazio privato, e con tutta quella celebrazione dei problemi e delle disfunzioni personali è indicativa del modo in cui la società oggi rappresenta l’esistenza umana. Il sè come biografia da mostrare scarica dalla responsabilità perchè fa solo balenare una caricatura  dell’accettazione e dell’approvazione. Si tratta di un atteggiamento pseudoterapeutico ostile ai comportamenti di fiducia in sè  e nella propria capacità di autocontrollo emotivo, tende a promuovere vagamente le emozioni, ma lo fa in modo estremamente personalizzato, negando che in tutte le culture, tra cui la nostra, le esperienze di vita, di dolore e gioia non erano solo una questione privata, ma una reazione a fatti che riguardano l’intera comunità in cui si vive.
- una celebrazione della “vulnerabilità“: la cultura di molto coaching che vedo in giro mi sembra figlia della deriva terapeutica, incoraggia le persone a sentirsi depresse e traumatizzate da esperienze che fino a qualche anno fa venivano considerate normali – e a giustificare quindi l’intervento, nella convinzione che manchino le risorse per far fronte alle delusioni e alle circostanze avverse. Qualsiasi tragedia di lieve entità diventa occasione di intervento, e il timore di cicatrici emotive indelebili crea un modo molto difficile di concepire la soggettività umana, in quanto fa perdere consistenza ad archetipi morali e perfino concetti legali come quelli di colpa e responsabilità.
- conseguente della celebrazione della vulnerabilità, l’autocompiacimento per un perenne stato di “convalescenza” lamentosa, che consente conferma e riconoscimento dello status di vittima, e il permesso di evitare il cambiamento
- la venerazione dell’”autostima”: è diventata una spiegazione universale per i problemi della vita quotidiana, che ne ha fatto qualcosa di vago e fluttuante, adattabile a qualsiasi circostanza, nonostante la maggior patte delle ricerche non riesca in modo convincente a dimostrare un nesso tra bassa autostima e problemi sociali. Una cultura basata sull’autostima è una visione del mondo  che rifiuta implicitamente l’idea che gli esseri umani  – nonostante la loro sostanza divina – si definiscano sulla base di quello che fanno, che costituisce una delle intuizioni fondamentali del pensiero illuministico e della democrazia.
- il fascino delle situazioni “estreme” e dei comportamenti eccezionali tratti da eventi sportivi, disastri naturali o tragedie storiche, e il desiderio di applicarne la presunta lezione alla vita di ogni giorno, vuole rendere il normale accadimento della vita di tutti i giorni una irrealistica e spietata arena di sopravvivenza, a cui rispondere con tecniche di guerrilla insegnate dai coach (che sono spesso sportivi riciclati)

Insomma, il coach che non mi piace è figlio del mancato riconoscimento delle contraddizioni dell’esistenza umana, degli enigmi irrisolvibili, dei nostri limiti e della nostra dipendenza ineliminabili, e per noi cristiani, del peccato originale. Come figlio, va perdonato, ma mi auguro che smetta di sbagliare. E che si cerchi un altro lavoro.

Nicola Giaconi

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