Cercare lavoro: si fa così

tratto dal bilancio delle competenze Job Design
Spesso le persone che cercano lavoro utilizzano tecniche poco
efficaci perché hanno un’idea poco chiara su come un’azienda si
muove per ricercare il personale. Rispondono così alle inserzioni sui
giornali, spediscono “a pioggia” i curriculum, mettono in giro la voce
che “stanno cercando un lavoro” perché pensano che tutte le aziende
in cerca di lavoratori pubblichino un annuncio sul giornale o scelgano
tra i curriculum arrivati o ricerchino persone “generiche”. Ma questo
non avviene, ed è sufficiente mettersi nei panni di un datore di una
piccola/media azienda per comprendere che i passi che fa per trovare
la persona “giusta” sono diversi da quelli di chi cerca lavoro. Trenta
anni di ricerche in questo campo dimostrano che, nonostante le
nuove tecnologie e i mass-media, la rete di contatti (networking) è
ancora il modo più utilizzato e più efficace per reclutare nuovi
lavoratori, e che una percentuale che varia dal 60 all’80% delle nuove
opportunità di lavoro vengono ricoperte prima ancora di essere rese
pubbliche. In Italia le percentuali di successo dei metodi di ricerca del
lavoro sono rispettivamente:

Contatto diretto e passaparola: 70%
Agenzie per il lavoro, banche dati e annunci: 30%
Curriculum e lettera: meno dell’1%

Inoltre il 70% degli occupati in Italia è in imprese con meno di 100
dipendenti, la maggior parte delle quali non prevede investimenti
nella selezione del personale (il 98% delle aziende italiane ha meno
di 20 occupati). Solo le grandi aziende possono permettersi di
incaricare una società di selezione o di pubblicare annunci vistosi sui
giornali: e comunque creano solo il 10% delle nuove opportunit
lavorative (dati Ministero del Lavoro 2013).
Le aziende, infine, non si muovono attraverso i contatti solo in stato di
“emergenza”, ossia quando è necessario rimpiazzare qualcuno che
se ne è andato, ma anche quando è previsto un ampliamento di
organico. Infatti un’organizzazione riconosce il bisogno di assumere
nuovo personale anche prima che venga definito il profilo specifico e
avviata la campagna di selezione. E durante questo periodo di
gestazione si muove informalmente, proprio attraverso i contatti, alla
ricerca della persona “giusta”.
In definitiva quindi sembra che il metodo più efficace di trovare lavoro
rimanga la rete di contatti. Per questo è importantissimo candidarsi
personalmente, per venire a conoscenza di occasioni di lavoro prima
che queste vengano rese pubbliche e scatenino la concorrenza. Ma
anche se non ci sono opportunità nascoste, i contatti personali
permettono di farsi conoscere ed essere tra i primi della lista dei
candidati nel momento in cui si crea un’occasione.
Il nostro consiglio è quindi di personalizzare la strategia, che va
quindi ritagliata sul tipo di professione, sulle risorse e sulla personalit
di chi cerca. In particolare la strategia deve essere:
• diversificata, ossia utilizzare tecniche differenti
contemporaneamente, ad esempio muoversi attraverso lo
sviluppo della rete di contatti e nel frattempo rispondere a qualche
annuncio sui giornali e iscriversi alle banche dati degli enti nella
zona, ecc.;
• personalizzata, ossia adatta alla propria personalità e al proprio
obiettivo. Ad esempio una persona introversa, con difficoltà nel
rapportarsi con estranei, ma brava a scrivere, può concentrarsi anche su
una campagna di mailing mirato;
• qualitativa, ossia puntare alla qualità della ricerca piuttosto che
alla quantità, il che vuol dire che è inutile contattare centinaia di
aziende, inviare migliaia di curriculum, iscriversi a tutte le banche
dati e rispondere a tutte le inserzioni. È meglio focalizzare le
energie e l’attenzione su di un numero ristretto di aziende, e
utilizzare poche tecniche ma mirate: la ricerca sarà più
professionale, e questo permetterà di emergere dalla massa di
cercatori “generici” di lavoro.
Un ultimo consiglio: indipendentemente dalla strategia utilizzata,
ricordarsi che cercare lavoro è un nostro compito, e non aspettarsi
che altre persone prendano su di loro la responsabilità di farlo al
posto nostro. In questo caso di solito accade che gli amici e i parenti
con cortesia ci dicano “se sento qualcosa te lo faccio sapere” anche
se in realtà, non essendo un loro problema, non si metteranno a
cercare lavoro per noi e il tam-tam si esaurirà dopo pochissimo
tempo. E nel caso in cui a qualcuno dei nostri conoscenti succeda, per
pura fortuna, di sentire realmente qualcosa, di che tipo di
occupazione si tratterà? Non potremo saperlo e soprattutto non la
avremo scelta noi. Potrebbe quindi essere un lavoro che non ha nulla
a che fare con quello che ci interessa e, se per caso rifiutiamo, si dir
in giro che non abbiamo veramente voglia o bisogno di lavorare
altrimenti avremmo accettato la proposta.
Questo non significa che non si può contare sull’aiuto degli altri,
tutt’altro. É fondamentale coinvolgere altre persone, ma nel modo
giusto. Per ricevere un aiuto concreto dai contatti dobbiamo aiutare i
nostri interlocutori. Siamo noi a direzionare la ricerca, a raccogliere
indizi, chiedere le informazioni alle persone che ci interessano e
utilizzarle per proseguire la ricerca. Il nostro compito è di raccogliere
informazioni e sviluppare contatti, non mendicare un lavoro. E queste
informazioni e contatti li utilizzeremo per ottenere colloqui con le
persone che in azienda hanno il potere di assumerci per il lavoro che
ci interessa.

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Career Coaching individuale e formazione al Bilancio delle Competenze

Non tutti possono frequentare i nostri Corsi di Bilancio e di Career Coaching. Eroghiamo il nostro percorso di 24 ore presso i nostri studi professionali (Nicola Giaconi a Vicenza, Gianluca Antoni a Senigallia – Ancona), sia per chi vuole fare il bilancio che per gli operatori che desiderano una formazione pratica e completa sul Career Coaching e sulle nostre metodologie e materiali di bilancio.

Ricordiamo che i nostri libri e i materiali di bilancio non sono più disponibili in libreria, e vanno richiesti direttamente a noi, tramite la pagina Contatti o il nostro sito Job Design.

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Informarsi prima di cercare lavoro

tratto dal manuale dei Job-Club e Job Design
Si racconta che in una multinazionale un recruiter partiva sempre con la stessa domanda: cosa significa la sigla nel nome della nostra azienda? Sapere se si era informato era un buon modo per capire se il candidato voleva lavorare proprio lì, o se era in cerca di un lavoro qualsiasi. Trovare lavoro è per il 99% preparazione (informarsi) e per l’1% azione (cercare lavoro). Proprio il contrario di quello che pensa la maggior parte di coloro che cercano lavoro. La ricerca delle informazioni serve a conoscere la professione che ti interessa, per confrontare con il ruolo professionale che cerchi le tue competenze, per ampliare il network e prepararti alla ricerca del lavoro. Il tuo obiettivo non è completo fino a quando non avrai raccolto le informazioni sulle professioni, i settori e le aziende che ti interessano, e dopo aver verificato se possiedi le caratteristiche richieste dal lavoro. Le persone che fanno scelte lavorative sbagliate non si informano e si muovono nella ricerca del lavoro poco preparate. Molti pensano che non ci sia tempo da perdere, e si buttano direttamente  nella ricerca del lavoro, nel network, nei colloqui. Nella nostra esperienza questo non funziona! Il consiglio che diamo è quello di investire del tempo per informarti accuratamente: prima leggendo quello che c’è di disponibile sul lavoro che ti interessa (libri, articoli, Internet) e poi andando a parlare (una specie di intervista) con chi svolge già quel lavoro. Ti sembrerà strano, ma dopotutto è quello che fai in altri ambiti della tua vita: se devi comprare un elettrodomestico in genere leggi qualcosa, magari su una rivista, e poi parli con chi l’ha già comprato, se vuoi fare un viaggio o visitare un paese leggi una guida e parli con chi ci è già stato.  Perché non farlo anche per il tuo lavoro?

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Colloqui di lavoro e autocandidatura

tratto da manuale dei Job-Club e da Job Design

Ci siamo. Dopo tanti contatti, telefonate, lettere e curriculum è arrivato il momento fatidico: la convocazione per il colloquio.
Sul colloquio è stato detto e scritto talmente tanto che a volte ci sembra di sapere tutto. Purtroppo non è così. Troppe persone si presentano al colloquio senza essere preparate, adottando comportamenti o tecniche spesso basate su stereotipi o dicerie comuni. Sebbene l’incontro con un potenziale datore sia un’occasione troppo importante per essere lasciata all’improvvisazione, molte persone cominciano a prestare attenzione al modo e alle strategie per riuscire ad ottenere il lavoro solo dopo decine di colloqui andati a vuoto. Ma non è necessario sprecare tante occasioni per superare il colloquio. Se esistono trucchi, il migliore è prepararti prima, da vero professionista, a qualsiasi livello. Essere preparato significa saperti presentare in modo chiaro e sintetico, saper comunicare le tue capacità e soprattutto il tuo obiettivo professionale. Il lavoro si ottiene con interesse e partecipazione: mostrale sin dal primo colloquio!
Il colloquio è un momento carico di tensione non solo per il candidato ma anche per il selezionatore. Infatti chi ti sta di fronte ha l’arduo compito di raccogliere una serie di informazioni che gli permettano di formulare un giudizio preciso su di te, e stabilire se sei il candidato “giusto” per quel lavoro. Sbagliare significa per lui assumere la persona sbagliata, con tutti i relativi problemi che questo comporta: perdita di tempo, denaro, produttività, ecc. La sua mente quindi è assillata da una serie di domande che necessitano di risposte precise ed esaurienti:
•    Come si inserisce questo candidato nell’azienda e nel suo gruppo di lavoro? Ha doti di flessibilità, serietà, concretezza, impegno, apertura mentale, capacità di motivare gli altri e di sdrammatizzare i problemi? Legherà con i suoi colleghi e i suoi superiori?
•    È motivato per questo lavoro? Quanto sembra desiderarlo?
•    Potrà portare nuovi stimoli, positività, dinamismo, intelligenza ed energia nell’ufficio (reparto, gruppo, settore) al quale verrebbe destinato?
•    Manifesta un sincero interesse ed entusiasmo per l’azienda, per quello che facciamo e per quello che vogliamo fare in futuro? Gli possono piacere le sfide, anche impegnative, che l’azienda affronta per giungere ai risultati previsti?
•    Possiede la professionalità e le competenze per svolgere al meglio i compiti assegnati?
•    È probabile che resti a lavorare per l’azienda o se ne andrà alla prima occasione? Desidera questo posto solo per denaro?
•    Possiamo permetterci di assumerlo?
•    Ha un aspetto gradevole? (dove “aspetto gradevole” non vuol dire “bella presenza” ma presentarsi in ordine e con la maggiore naturalezza possibile. Significa vestirsi pettinarsi, radersi, profumarsi come si farebbe per andare a quel lavoro, senza esagerazioni e affettazioni)

Per trovare risposta a questi dubbi, il selezionatore ti formulerà una serie più o meno ampia di domande a cui dovrai rispondere in modo chiaro, esauriente e preciso. Ricorda che i tuoi obiettivi nel colloquio sono:
•    mostrare una motivazione genuina alla posizione offerta;
•    presentare la tua persona e la tua professionalità;
•    mettere in risalto i tuoi punti di forza che ti rendono adatto alla posizione;
•    suscitare l’interesse del selezionatore affinché prenda in seria considerazione la tua candidatura.

LA PREPARAZIONE AL COLLOQUIO
Il colloquio va preparato! Ecco cosa fare:
•    la raccolta di quante più informazioni possibili sulla società e sulla mansione. Più informato sarai, più avrai modo di motivare il recruiter dimostrando interesse, curiosità, competenza e spirito d’iniziativa;
•    la preparazione alle domande del selezionatore. Quello che il datore chiede è prevedibile: riprendi il tuo bilancio delle competenze, preparati le risposte e allenati ad esporle in modo chiaro e sintetico;
•    la definizione di una lista di domande che desideri porre al selezionatore. Il colloquio è uno scambio di informazioni in cui anche il candidato ha il diritto e il dovere di porre domande sull’azienda, sul mercato e sulle caratteristiche del profilo da ricoprire. Prepara la lista delle cose che vuoi sapere e ricorda che la qualità delle tue domande serve al selezionatore per valutare quanto sei adeguato per il tipo di lavoro;
•    la preparazione del materiale da portare al colloquio. Prepara tutti i documenti che possono supportare la tua candidatura: risultati, pubblicazioni, ricerche, ecc.
•    l’identificazione della sede del colloquio. Perdersi alla ricerca della sede e giungere in ritardo spesso vuol dire giocarsi l’occasione.  Utilizza una mappa o parti con largo anticipo, ma arriva puntuale!
•    decidere cosa indossare: la prima impressione è molto importante e il modo in cui ti vesti ha un forte impatto. Non ci sono regole generali se non quello di indossare abiti sobri e adatti alla società e al ruolo che vuoi ricoprire (evita qualsiasi eccentricità).

LE DOMANDE TIPICHE DEL COLLOQUIO DI SELEZIONE

Domande personali
⁃    mi parli di lei
⁃    qual è il suo obiettivo professionale?
⁃    quali sono i suoi principali difetti e le principali qualità?
⁃    mi descriva una sua giornata di lavoro tra 5, 10 anni.
⁃    qual è stato il suo più grande fallimento e il suo maggior successo?
⁃    da quanto tempo cerca lavoro? come mai da così tanto?
⁃    quale è il suo lavoro ideale?
⁃    quali sono le occasioni in cui litiga con le persone, e perché?
⁃    come prende una decisione importante?
⁃    di solito che cosa fa la sera? e nel fine settimana?
⁃    quali programmi televisivi guarda e perché?
⁃    quali libri e riviste legge?
⁃    quali sono i suoi interessi e suoi hobbies?
⁃    che tipo di persona è?
⁃    come si descriverebbe?
⁃    è sposato? fidanzato? ha figli?

Domande sulle esperienze professionali e formazione
⁃    riassuma brevemente il suo curriculum.
⁃    come ha scelto il corso di studi?
⁃    come mai è stato bocciato?
⁃    come mai non ha terminato l’università?
⁃    che materie di studio ha preferito?
⁃    se ricominciasse, quale corso di studi sceglierebbe?
⁃    cosa ha fatto in questi mesi in cui non lavorava?
⁃    perché sta cercando un altro lavoro?
⁃    perché ha accettato l’ultimo lavoro?
⁃    cosa pensa dei suo attuale datore di lavoro?
⁃    che cosa pensa dei suoi colleghi?
⁃    che cosa le piaceva di più e cosa di meno nel suo impiego precedente?
⁃    che cosa le piace di più e cosa di meno nel suo impiego attuale?
⁃    mi parli del suo peggiore e del suo migliore datore di lavoro?

Domande sul lavoro proposto
⁃    che cosa pensa di questo lavoro?
⁃    perché si è candidato?
⁃    cosa conosce della nostra azienda?
⁃    quale è l’immagine pubblica della nostra azienda?
⁃    mi spieghi le ragioni per le quali dovremmo assumerla.
⁃    che cosa pensa di avere in più degli altri candidati?
⁃    non le sembra di essere carente di esperienza?
⁃    che retribuzione si aspetta? quanto guadagna ora?

L’ATTEGGIAMENTO GENERALE
Di seguito riportiamo alcuni punti importanti da tenere presente durante il colloquio:
•    ricordati che sei lì per offrire il tuo tempo, le tue risorse e la tua professionalità (in cambio dello stipendio), e non per elemosinare il lavoro che ti possono offrire. Cerca di tenere sempre in mente questa semplice verità: è sorprendente sentire quotidianamente come imprenditori, direttori e selezionatori rimangono favorevolmente colpiti da un atteggiamento propositivo rispetto ad un atteggiamento del tipo “qualsiasi cosa mi chiediate purché mi facciate lavorare”. Basta ricordare che come ti presenti durante il colloquio riflette il modo in cui lavorerai dopo;
•    direttamente collegato alla precedente: attenzione ai primi momenti dei colloquio. Questi danno il tono, il “colore” di tutto il colloquio successivo. Alla tipica domanda “mi parli di Lei” oppure “come mai qui?”, che è volutamente generale per metterti a tuo agio (ma anche per farti scoprire), rispondi brevemente e chiaramente, parlando per non più di 2 minuti alla volta;
•    e dopo questi 2 minuti non lasciare mai cadere il silenzio: rivolgiti, gentilmente ma senza timore, al tuo interlocutore. Serve per allentare la tensione (che non esiste solo per te: chiunque seriamente interessato a ricercare un collaboratore ha il timore di non fare la scelta giusta), per mostrare l’atteggiamento aperto e dialogico che è in te, oltre che a farti un’idea più chiara di chi hai davanti. Hai illustrato brevemente chi sei e cosa ti aspetti dal lavoro e da quel posto: bene, chiedi pure se la persona davanti a te è d’accordo, o se quell’impiego ha determinate caratteristiche.
•    non criticare mai ex datori di lavoro, clienti, fornitori, colleghi: lo farai un giorno anche con la persona che hai davanti?
•    esponi il lato positivo anche dei tuoi difetti. Se sei ipercritico, rispondi: “Amo il lavoro fatto bene fino in fondo e a volte sono un po’ troppo esigente…”. Se hai bisogno di molta supervisione, puoi affermare “… sono scrupoloso e molto attento alle procedure.” (Promettendo dentro di te di diventare più indipendente!);
•    parla di soldi solo se sei ben informato su quanto prevedono i contratti o quella azienda, e solo dopo aver “sentito” la possibilità di assunzione;
•    non mentire. Un periodo di disoccupazione, una difficoltà in famiglia o negli studi può essere spiegato (non c’è bisogno di giustificarlo) in maniera matura, senza farne scaturire difetti o colpe che riguardano solo te, e il tuo passato.
•    relativamente all’atteggiamento non verbale, ci sono un sacco di consigli in giro su come gesticolare, come e se incrociare le braccia, se accavallare le gambe o guardare negli occhi l’interlocutore. Di cose su questo argomento se ne sono scritte parecchie, e forse a sproposito. Sapere intervenire sul proprio comportamento non verbale richiede tempo ed enorme attenzione, e nessuno ti chiede di diventare un attore. Fortunatamente, siamo quello che siamo, con il nostro carattere e la nostra personalità, che ci rende unici e particolari, come le risorse che offriamo ad un potenziale datore di lavoro. Sii quindi te stesso, per quanto possibile, ed evita atteggiamenti artefatti. In fondo si tratta di una conversazione tra due persone con l’obiettivo di scoprire se le reciproche aspettative possono incontrarsi. Essere emozionati e tesi è naturale, e il selezionatore lo sa.

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Bilancio delle competenze online

Job Design è il programma di bilancio delle competenze on-line di Job-Club e del suo modello di intervento per le politiche attive del lavoro Career Change Coaching.

E’ un sistema di questionari in autovalutazione, finalizzato ad aumentare la consapevolezza delle risorse e delle caratteristiche personali coinvolte nella scelta e nella ricerca del lavoro.

Le dimensioni analizzate sono sette: aree di capacità, valori lavorativi, atteggiamenti, stile personale nel lavoro, hard skill e soft skill possedute, e efficacia delle modalità di ricerca del lavoro utilizzate dall’utente.

Job Design esplora le principali dimensioni professionali utilizzando metodologie e approcci teorici  diversificati: Holland Codes per le competenze, personality type per lo stile personale, hard e soft skill attraverso check list. I questionari su valori, atteggiamenti e ricerca del lavoro sono basati sul nostro    bilancio delle competenze (versione 5 dell’originario Bilancio del 1999 pubblicato nei nostri libri).

La validazione dei questionari è di Pro-ed (5° versione, 1999-2014)

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CAREER COACHING: LA RICERCA DI INFORMAZIONI SUI MERCATI DEL LAVORO

di Nicola Giaconi , creatore di Job Design

Le professioni (i “nomi” dei lavori) sono oggi molte di più rispetto al passato, e la maggior parte sono poco conosciute. Facciamo un esempio. Molti studenti si iscrivono alla facoltà di giurisprudenza perché desiderano diventare “avvocati”. Il termine “avvocato” ci dava, fino a circa 20 anni fa, una identità abbastanza definita di un certo tipo di professione. Oggi la situazione è molto più varia e ricca. La grande specializzazione richiesta dal mercato ha portato alla nascita di molte professioni nel campo legale che gli studenti non conoscono. Mirano così a diventare “avvocato”, professione a lunga attesa di occupazione e dal settore saturo, semplicemente perché ignorano l’esistenza di altre professioni, ad esempio l’esperto di contrattualistica specializzata, per le quali la domanda è alta e spesso non è nemmeno necessaria, da un punto di vista burocratico-formale, la laurea in una determinata materia. Si tratta solo di un esempio, che può essere ripetuto per centinaia di altre professioni “visibili”, cioè conosciute più di altre solo perché le “vediamo” per la strada, in famiglia, nei giornali e così via. La disoccupazione investe queste professioni, mentre molta richiesta viene da professioni meno note, o appena nate.
L’immagine che si adatta meglio al mercato del lavoro è quella dell’iceberg. La maggior parte dell’iceberg è nascosta sotto l’acqua, ma per questo non vuol dire che non esista. La maggior parte delle professioni conosciute stanno sulla parte emersa, e sono quelle dei genitori, dei parenti, delle persone che conosciamo, e quanto ci mostrano la TV o i giornali.
L’obiettivo è di cercare il nostro mercato “nascosto”: professioni e specializzazioni meno conosciute, in aziende meno conosciute. Una precisazione: perché ci sia domanda di lavoro nella parte “visibile” dell’iceberg occorre che il bisogno corrispondente sia stato trasformato in una domanda. Di per sé il bisogno non basta a creare le condizioni per una nuova occupazione. Facciamo un esempio. Il bisogno di vivere in un ecosistema non inquinato, e di difendersi dalle conseguenze nocive dell’industrializzazione sono riconosciuti come esigenze (“bisogni”) della società da diverse decine di anni. Il che significa che la società ha bisogno di esperti nella prevenzione e nella “cura” ecologica. Il fatto che questa esigenza esista non significa che automaticamente vengano creati dei posti di lavoro dipendente. Nel nostro esempio, la creazione di posti di lavoro dipendente è dovuta il più delle volte dal fatto che la società imponga (attraverso leggi, ad esempio) il controllo dell’ambiente ad aziende e cittadini. Quando questo avviene, la domanda di personale qualificato nel campo dell’ecologia aumenta di conseguenza. Lo stesso vale per la nascita di corsi di Laurea e Diplomi Universitari ad indirizzo “ecologico”: la loro istituzione non significa che esistano già posti di lavoro “garantiti” in quel settore e in quelle funzioni. In realtà, tali “posti” esistono per coloro che riescono, con la propria attività, a fare scaturire una domanda di lavoro da un bisogno più o meno latente.

COME INVESTIGARE NEL MERCATO DEL LAVORO NASCOSTO
Se andiamo a guardare nel mercato del lavoro nascosto, la parte “sotto” dell’iceberg, notiamo che di lavoro ce n’è molto di più di quello che si pensi e di quanto le statistiche facciano pensare. L’80% di tutti i nuovi posti di lavoro in Europa è prodotto da aziende piccole e medie che non fanno pubblicità, e pubblicano raramente annunci, il che significa che sono praticamente sconosciute al grande pubblico. Soprattutto per i giovani, e in Italia, non è detto che si tratti subito di un “lavoro fisso”: i contratti sono a termine, o di collaborazione (contratti atipici). Il lavoro esiste in mercati poco visibili, ed estremamente locali: questo vuol dire che determinati tipi di lavoro possono essere richiesti in un luogo, ma possono non esserlo a pochi chilometri di distanza. Può darsi che nella tua città una azienda di informatica abbia molto lavoro, mentre un’altra nella stessa città, magari nella stessa strada stia fallendo. Dati sul mercato del lavoro sicuri, uniformi, in Italia o all’estero, non esistono, e prevedere la sua evoluzione è molto difficile. La maggior parte delle statistiche pubblicate parlano delle situazioni ad un livello molto generale, ma non ci dicono quali aziende stanno cercando e dove in modo particolareggiato. Ecco perché è difficile rispondere a domande del tipo “quali lavori sono richiesti?” oppure “cosa devo studiare per trovare lavoro?”. La risposta varia a seconda della zona d’Italia (o d’Europa) in cui ci troviamo, e a seconda del settore di specializzazione e della nostra funzione. Ogni tanto escono degli articoli sulle “professioni che tirano”, ma il più delle volte si basano sugli annunci di lavoro pubblicati sui quotidiani nazionali, che rappresentano il mercato del lavoro delle persone tra i 30 e i 50 anni, con almeno due anni di esperienza lavorativa. Non parlano del mercato nascosto, non rappresentano l’intero mercato. Per avere delle indagini migliori occorrerebbe intervistare accuratamente un gran numero di aziende, Provincia per Provincia, a volte Comune per Comune: è un lavoro enorme, con altissimi costi, che viene fatto raramente per tutta l’Italia (ad esempio è di facile consultazione il Sistema Excelsior dell’Unioncamere, www.unioncamere.it). Molte volte questa ricerca sul mercato nascosto viene fatta nella tua Provincia, o nel tuo Comune, da Enti come le Associazioni Industriali, le Camere di Commercio, le Università, i Centri di Formazione ecc.  Sostanzialmente la ricerca dell’occupazione assomiglia molto alle moderne ricerche di mercato, e in particolare alle indagini di “nicchia”. Per il cercatore di lavoro una nicchia consiste in un settore o in un tipo di professione meno conosciuti, in cui minore è la concorrenza e maggiore la possibilità di andare incontro alla domanda, anche potenziale, del datore di lavoro. Per questo è importante la ricerca di informazioni: dopo aver individuato il proprio obiettivo, la cosa più importante è quella di trovare le informazioni locali, nascoste, strategiche sul lavoro e le aziende che ci interessano.

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Career Coaching: cos’è e a che cosa serve

di Nicola Giaconi , creatore di Job Design
Il career coaching aiuta le persone a definire gli obiettivi di studio e di lavoro, ad individuare i punti di forza e di debolezza e a pianificare i passi per realizzare la propria carriera, che si tratti di andare all’estero, di creare la propria impresa o di lavorare in Italia.
Per le persone che hanno cominciato a lavorare negli anni ’70 (in pratica, la maggior parte dei genitori dei giovani di oggi) il concetto stesso di “scegliere un lavoro”, “costruire il proprio futuro” può sembrare qualcosa di accessorio, quasi di troppo. Quaranta anni fa l’orientamento al lavoro era spontaneo e inconsapevole: in una Italia in forte sviluppo c’era una diretta corrispondenza tra classe sociale di appartenenza, studi e lavoro successivo. I tuoi genitori volevano fare di te un libero professionista o un bravo dirigente? Liceo, università e sbocco nel lavoro. Avevi meno possibilità di studiare? Istituto Tecnico e subito al lavoro, dove se volevi potevi fare carriera o adattarti alla routine lavorativa di tutti i giorni. Non volevi studiare o c’erano pochi soldi in casa? Subito al lavoro. In definitiva esistevano pochi corsi di studio, poche specializzazioni, e pochi mestieri e professioni. Le cose erano più semplici, ma anche meno ricche o fantasiose rispetto ad oggi.
Negli anni molto è cambiato. Per i giovani oggi il problema sembra addirittura rovesciato: in tanta confusione di informazioni sembra che si sia perso il lavoro, che sembra raro, scarso, saltuario: c’è solo da ringraziare ad averlo, figuriamoci poterselo scegliere! Ma le cose non sono così semplici. Il lavoro per ognuno di noi esiste, può essere scelto, può essere costruito con lo studio, ma non solo. A fronte di tante brutte notizie sul lavoro la maggior parte delle persone dimentica le buone notizie. Il mondo del lavoro può essere paradossale e contraddittorio, e va analizzato con più precisione rispetto a quella che gli viene data dai mass-media. La scuola e il lavoro sono, stranamente, cose di cui la gente si preoccupa molto – “emergenza occupazione”, “dove va la scuola italiana?” – ma di cui la stessa gente si occupa poco, parlandone senza essere informata, ad esempio. E tutto ciò sicuramente non ti aiuta a trovare serenità negli studi o nel lavoro. Noi che ce ne occupiamo, invece, non siamo ottimisti, e nemmeno pessimisti: vogliamo mostrarti il lavoro in modo realistico, affrontando gli incredibili pregiudizi e i luoghi comuni estremamente diffusi, e non solo nel nostro paese. L’orientamento e il career coaching, come un allenatore personale, accompagnano nella scelta e nella ricerca del lavoro e degli studi in una ottica di “carriera”, intesa come educazione allo sviluppo professionale professionale e personale. Il nostro approccio al concetto di “career” si basa su tre presupposti:

1) non c’è buona ricerca di lavoro senza una buona scelta: scegliere bene significa mirare bene, per colpire il bersaglio. La psicologia, lo sport, le arti marziali, il lavoro in azienda insegnano questo da anni. Scegliere bene significa mettere in linea la nostra mente, che è il meccanismo più potente e complesso mai apparso sulla Terra, con quello che vogliamo ottenere, attraverso il funzionamento della nostra motivazione.
2) non c’è buona selezione senza una buona scelta: una delle prime domande che ti fanno quando cerchi un lavoro importante è: “Come mai qui?”. È una domanda semplice. Con questa domanda il datore di lavoro cerca la persona giusta per lui, e con questa domanda abbiamo visto mettere alla porta persone preparate, ma non motivate, di qualsiasi età. Se sai già rispondere vuol dire che i tuoi obiettivi sono già chiari, complimenti. Se invece vuoi rispondere adeguatamente a questa domanda, il bilancio delle competenze e la formazione alla ricerca del lavoro ti consentono di preparati adeguatamente.
3) non c’è una buona vita senza una buona scelta: passerai al lavoro una discreta percentuale del tuo tempo futuro – almeno metà dei tuoi anni. Si parla tanto di qualità della vita, cercando di migliorare la qualità del cibo, del sonno, la qualità del tempo libero, ma dimenticando spesso la qualità della vita al lavoro. Un cattivo lavoro fa ammalare, fa spendere troppo, fa vivere male e preoccupati. Che ti sembri un sogno o no, c’è invece chi lavora con passione, divertimento, guadagno, e riempie di qualità anche questa parte della propria vita. Attenzione: non stiamo dicendo di trovare un superlavoro, di fare il super manager, il direttore d’orchestra o diventare presidente della Repubblica. Il career coaching aiuta a trovare il lavoro giusto per te, per le tue caratteristiche, i tuoi  gusti, le tue esigenze, che potranno cambiare con l’età. Non esistono lavori “belli” e lavori “brutti”: abbiamo visto supemanager guadagnare un sacco di soldi rovinandosi la vita, e persone assolutamente soddisfatte in lavori considerati “umili”. La Tv, i giornali propongono un modello di successo unico, come se tutti si dovesse fare un lavoro “dinamico, di responsabilità, a contatto con la gente”… come se tutti potessimo stare bene indossando lo stesso vestito.

Per questi tre motivi circa cinquant’anni fa, nei paesi anglosassoni, sono nate le tecniche di scelta e ricerca del lavoro (dette, tra l’altro, career planning), approdate in Italia non più di venti anni fa. Per più di venti anni abbiamo insegnato a gruppi di persone come te queste tecniche, incontrando spesso grosse resistenze ma anche enormi entusiasmi, aiutando letteralmente migliaia di persone ad “entrare nel proprio futuro” piuttosto che ad esserne assorbiti. Il  bilancio delle competenze e il career coaching stanno entrando oggi nel linguaggio comune, scolastico e lavorativo, grazie anche alla Unione Europea che ne ha riconosciuto la validità e che li promuove a tutti i livelli e a tutte le età.

LE FASI DI UN PERCORSO DI CAREER COACHING
Il percorso di career coaching prevede quattro fasi.
La prima parte ti guida nella creazione di un obiettivo, comincia ad illustrarti il funzionamento della mente umana quando cerca un lavoro, e ti permette di cominciare a “disegnare” il tuo lavoro ideale. Si utilizzano questionari e esercitazioni sulle tue capacità preferite, sui tuoi settori di interesse e sui tuoi valori, che ti vengono spiegati passo per passo. La seconda parte ti insegna  a cercare le informazioni su quello che ti interessa, per raggiungere praticamente il tuo obiettivo lavorativo. Ci si allena alla ricerca di informazioni sul lavoro, su come funzionano i diversi mercati in Italia e all’estero, approfondendone anche le contraddizioni e i paradossi che si verificano tra chi offre e chi chiede lavoro.
La terza fase del coaching tratta tutte le tecniche di ricerca del lavoro, ovvero il modo in cui puoi proporti e fare la tua offerta sul mercato, una volta che hai definito il tuo obiettivo. Infine, la quarta fase ti guiderà nella fase conclusiva del tuo percorso di orientamento e di ricerca del lavoro: l’incontro con il datore di lavoro o il recruiter, e la selezione in tutti i suoi aspetti, metodi e particolarità.

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Informazioni per ApL e enti impegnati in Garanzia Giovani e politiche attive

Ecco le informazioni alle più frequenti richieste da parte di Enti e ApL:
1) Job Design è il nostro sistema di questionari di bilancio delle competenze www.jobdesign.it che, come descritto sul sito, permette l’analisi delle principali dimensioni per la creazione di obiettivi professionali. Contiene anche alcuni questionari delle nostre pubblicazioni, oltre a check list e questionari nuovi, che consentono di ottenere più velocemente i risultati rispetto alle precedenti versioni cartacee, di salvarli in file e di stamparli.
Il sistema funziona a password: ogni password è associata ad un singolo utente e consente una e una sola compilazione. Il sistema memorizza il file dei risultati, e si può accedere con la password per fare i test in momenti diversi (tutti i test richiedono circa 60 minuti) e per recuperare i risultati.
I test sono fatti appositamente per le politiche attive del lavoro e per il supporto al bilancio delle competenze dei clienti. Li stiamo ovviamente utilizzando per la Garanzia Giovani con diverse ApL, e nel nostro progetto Job Club in circa 100 gruppi di Career Coaching e Job Hunting in Italia e all’estero.
Il costo di ogni password è di 40 euro + IVA: in caso di grossi numeri di utenti in bandi, appalti e progetti di enti e ApL facciamo una convenzione a forfait con uno sconto tra il 20 e il 40% a seconda del numero.
Ovviamente utenti singoli o consulenti stanno acquistando anche le password singole o in piccoli numeri.
La password viene inviata al ricevimento del bonifico di 40 euro + IVA per ogni password dietro emissione di fattura da parte di Pro-ed di Nicola Giaconi & C. s.a.s.
2) Il metodo Supply Side Search è il nostro approccio al ciclo di vita professionale e al job-hunting, come descritto nel sito dedicato alla nostra formazione per utenti, coach e formatori www.careerchangecoaching.it Formiamo operatori sulle metodologie di coaching con percorsi variabili tra i 3 e gli 8 giorni, sulle nuove metodologie del nostro modello, che è sempre in aggiornamento, in particolare dopo i cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro e nei social media degli ultimi 5 anni.
Non prevediamo di produrre nessuna nuova pubblicazione: il nostro nuovo materiale di riferimento è quindi il sistema Job Design (disponibile anche su cartaceo a euro 40 + IVA), il modello di intervento è Career Change Coaching.

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Pubblichiamo su richiesta qualche dato dall’Università “Niccolò Cusano”

Su gentile richiesta pubblichiamo un editoriale di BizUp sull’Università Niccolò Cusano. Ecco il testo e i link:

Ecco le facoltà che vincono la corsa al lavoro: Ingegneria Civile al primo posto, seguono Economia e Medicina

Il tempo di ingresso nel mondo del lavoro per facoltà in un’infografica

Quanto impiega un laureato a trovare lavoro? Dipende dalla facoltà: chi ha studiato Ingegneria Civile trova lavoro dopo circa tre mesi e dopo un primo periodo di precarietà diventa stabile in tre anni. Qualche difficoltà in più per chi si è laureato in Psicologia che stenta a trovare lavoro e quando lo ottiene resta precario nel breve e lungo periodo.

 

A svelarlo è l’infografica realizzata dall’Università degli Studi Niccolò Cusano, che illustra i dati relativi al tempo medio che trascorre tra il conseguimento della laurea ed il primo lavoro per gli studenti delle principali facoltà universitarie. Tra i dati raccolti – basati su uno studio condotto da Almalaurea sui laureati nel 2012 – troviamo il profilo del laureato tipo per ciascuna facoltà, il livello di stabilità del lavoro a 1 e 3 anni dalla laurea e gli anni impiegati in media dagli studenti a laurearsi. Il profilo più ricorrente? Donna e precaria, fatta eccezione per Ingegneria Civile con il 75% di laureati che sono di sesso maschile e lavoratori stabili.

 

Ai vertici della classifica illustrata poi seguono Economia, Medicina e Giurisprudenza, che garantiscono un ingresso quasi immediato nel mondo del lavoro e una relativa stabilità dal terzo anno in poi. L’avvio della carriera si prospetta invece più arduo per i laureati in Scienze della Comunicazione che, in base ai dati raccolti, trovano rapidamente una occupazione la cui stabilità è bassa anche a 3 anni dalla laurea.

 

E le lauree ad alta specializzazione? Curioso il caso di Farmacia e Veterinaria, inaspettatamente collocate nella parte bassa della classifica: i laureati in queste Facoltà sembrano riscontrare difficoltà nel trovare lavoro nei primi mesi post-laurea, anche se tale attesa è ripagata da un’impennata di stabilità a 3 anni dalla conclusione degli studi (il 64% dei laureati in Farmacia e il 70% dei laureati in Veterinaria lavora stabilmente); condizioni simili per la facoltà di Architettura – al 9° posto in classifica per ingresso nel mondo del lavoro ma con un livello di stabilità del 60% a 3 anni di distanza.

 

Il ritardo può essere legato a un investimento nella formazione post laurea? Lo staff di Unicusano commenta così: “In un mercato delle professioni in continuo mutamento alcuni profili hanno bisogno di un costante aggiornamento delle competenze che da un lato può portare ad investire in formazione ritardando l’occupazione stabile, dall’altro può portare precarietà a chi non si tiene aggiornato”.

 

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Infografiche e guide realizzate in collaborazione con Agenzia Nazionale Giovani

Abbiamo collaborato con l’Agenzia Nazionale Giovani per la realizzazione di una serie di guide, infografiche e videotutorial di approfondimento su temi attinenti al mondo del lavoro, utili per chi sia alla ricerca del primo o di un nuovo impiego.

I materiali sono stati realizzati in collaborazione con il portale www.gioventu.org, il canale di comunicazione nazionale per i giovani italiani under 35, realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Giovani e finanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale.

Ecco i link di riferimento ai materiali:

Cercare lavoro

Infografica

Guida

Scegliere il lavoro

Infografica

Guida

Il Personal Branding

Infografica

Il colloquio di lavoro

Infografica

Guida

Videotutorial: Come prepararsi

Videotutorial: Come comportarsi

Come stare su LinkedIn

Infografica

Il biglietto da visita

Videotutorial

Guida

Il videocurriculum

Videotutorial

Guida

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